mercoledì 22 luglio 2009

MUSICA E LINGUAGGIO

La musica , come linguaggio verbale , realizza i propri segni per
mezzo di una sostanza sonora.La musica ,come il linguaggio, impiega
direttamente la voce umana, prodotta dal medesimo apparato fonatorio.
Sappiamo che i fonemi, presi isolatamente, non sono significanti :
solo dalla loro aggregazione nasce il significato; neppure un suono ,
da solo , ha senso musicale ed è necessario porlo in relazione con gli
altri suoni per generare costrutti melodici o armonici sensati.Inoltre
sia la musica sia il linguaggio si sviluppano discorsivamente secondo
l'asse lineare della successione ,dando luogo a sequenze ed enunciati
che, non a caso ,vengono chiamati frasi sia in musica sia in
linguistica.Considerando piu specificamente il modo in cui musica e
parlato formano e organizzano la sostanza fonica, si identificano due
piani essenziali di correlazione:entrambi i linguaggi operano su un
repertorio di suoni o unità minime di base ; queste vengono combinate
dando luogo a unità maggiori caratterizzate da un ventaglio di
parametri chiamati TRATTI SOPRASEGMENTALI,in quanto si innestano sopra
i segmenti di suoni base per organizzarli in sequenze unitarie.
Non vi è dubbio che nelle culture piu antiche parole e musica fossero
strettamente collegate :" La parola greca aveva un saldo corpo
sonoro;possedeva una propria ,ostinata volontà musicale.Le singole
sillabe non erano nè allungabili nè abbreviabili.Erano per natura
lunghe o brevi [...]. E un particolarissimo rapporto fra musica e
linguaggio esiste ancora nei cosiddetti "linguaggio-suono" dove il
significato di una sillaba dipende dall'altezza alla quale viene
proferita e quello di una famiglia di parole dall'altezza e dal tipo
di intonazione con cui viene pronunciata. Di qui, l'insistenza
dell'etnomusicologia sull'importanza della riproduzione, nelle
trascrizioni , dell'esatto "profilo dinamico" della frase parlata,
poichè nei linguaggi-suono alla più piccola alterazione delle parole
consegue una modificazione della melodia e viceversa. Soprattutto in
Africa -dove specifici strumenti sono atti a riprodurre ritmi,
modulazioni e inflessioni del linguaggio parlato in forma musicale e ,
per esempio, la differenza di intonazione tra due tamburi di pelle
usati per trasmettere notizie corrisponde all'intonazione delle vocali
alte e basse del linguaggio usuale- risulta difficile affermare dove
inizia e finisce la musica, o quali confini segnino il passaggio dal
parlato al canto. Sebbene si possa rifiutare l'ipotesi che il parlato
sia la forma embrionale della musica, si può discutere ancora se gli
antichissimi linguaggio-suono non siano la sorgente comune del
linguaggio e della musica.Infatti tali linguaggi sono di per sè già
musicali . Se poi vengono cantati, la musica aggiungerà un effetto più
arioso alla curva melodica del discorso, già determinata; rinforzerà
insomma l'elemento musicale, comunque preesistente. Naturalmente , può
darsi che l'intero linguaggio sia solo una specie di musica a basso
livello; ma è più probabile che il linguaggio-suono sia il più antico
elemento da cui presero vita la parola e il canto, la parola muovendo
verso un ritmo libero , la musica verso un ritmo più regolato.

Lingua dei segni

Le lingue dei segni sono lingue giovani e antiche allo stesso tempo.
Antiche dal momento che sono da sempre usate dai sordi per comunicare,
infatti, la modalità segnica è quella spontanea per le persone sorde,
perché impegna i canali visivo-gestuali che sono privi di deficit.
Giovani perché bisognerà attendere la fine degli anni cinquanta quando
uno studioso americano, William Stokoe (1960), studiando l'American
Sign Language (ASL), capì che le lingue dei segni hanno
caratteristiche linguistiche analoghe a quelle delle lingue vocali.

In Italia lo studio della lingua italiana dei segni è cominciato alla
fine degli anni settanta grazie a un gruppo di ricercatori del CNR,
coordinati da Virginia Volterra. Per riassumere si tratta di una
lingua antica che per secoli è stata trasmessa 'oralmente', priva
della testimonianza di una letteratura e per alcuni periodi costretta
ad una semiclandestinità, negli ultimi anni acquisisce lo status di
lingua, s'inizia a studiarne la grammatica e la sintassi, escono i
primi dizionari.
Le ricerche pubblicate da Volterra (1987) mostrano chiaramente che la
lingua dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma
possiede le caratteristiche proprie di una vera lingua.
La presenza di precise regole morfologiche e sintattiche è una
caratteristica importante che distingue una lingua dei segni da un
linguaggio gestuale o da una pantomima.
Esiste un'articolazione sistematica, corrispondente all'articolazione
fonologica della lingua vocale; è possibile dall'analisi dei segni
individuare dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni
della lingua ed è inoltre possibile individuare un lessico, una
morfologia, una sintassi.
Queste ricerche hanno portato alla scoperta di quattro parametri
fondamentali nell'articolazione dei gesti nella LIS:
• il luogo dello spazio dove viene eseguito il segno;
• la configurazione delle mani nell'eseguire il segno;
• l'orientamento del palmo e delle dita assunto dalle mani;
• il movimento della mano nell'eseguire il segno.
"Come nella lingua verbale due fonemi si dicono distinti e
significativi se esistono almeno due parole che cambiano di
significato al variare dei due suoni (ad esempio, /pasta/, /basta/ si
differenziano solo per uno dei fonemi che le compongono: /p/ e /b/
rispettivamente), così si dice che due parametri sono distinti se si
individuano due segni con diversi significati che si distinguono solo
per una caratteristica: il luogo di esecuzione, la configurazione,
l'orientamento o il movimento".
Quindi al variare di uno dei parametri distintivi della lingua dei
segni, varia il significante del segno che si vuole esprimere. Questa
suddivisione è stata imprescindibile per una corretta tassonomia del
patrimonio lessicale della LIS
All'inizio degli anni novanta sono stati pubblicati tre dizionari
relativi alla LIS. L'uscita di queste pubblicazioni, dovuta al
desiderio dei sordi italiani di diffondere questa lingua e degli
udenti di impararla nei corsi che intanto si tenevano in varie città
italiane, ha contribuito ad evolvere il processo
d'istituzionalizzazione della LIS.
Analizziamo gli elementi morfologici e sintattici della LIS per vedere
se e come questi influenzano l'italiano scritto dei sordi.
I SOSTANTIVI nella LIS non hanno differenze di genere. Per quanto
riguarda il numero è necessario distinguerli in due classi:
• i sostantivi che hanno come luogo di articolazione un punto del
corpo del segnante: aggiungono al segno nominale un segno avverbiale
che esprime molteplicità.
• i sostantivi che hanno come luogo di articolazione lo spazio neutro:
il segno viene ripetuto modificando il luogo di articolazione.

Per quanto riguarda i VERBI possiamo distinguere tre classi:
• i verbi che hanno come luogo d'articolazione il corpo del segnante.
Si coniugano cambiando il pronome personale e lasciando il verbo
immutato: io imparare, tu imparare, lui/lei imparare ecc.
• i verbi che hanno come luogo d'articolazione lo spazio neutro e sono
caratterizzati da un movimento tra due punti d'articolazione. Questi
verbi, invece, possono essere flessi tralasciando il pronome personale
e modificando il movimento che esprime il segno verbale. Ad esempio se
la frase è 'io ti regalo', il segno muove dal corpo del segnante a
quello dell'interlocutore viceversa per la frase 'tu mi regali'.
• i verbi che hanno sempre come luogo d'articolazione lo spazio neutro
ma hanno un solo punto d'articolazione. Anche questi verbi sono
flessivi, in questo caso cambia il luogo d'articolazione del segno.
Per quanto riguarda gli aspetti temporali non esistono nella LIS i
tempi dei verbi come nelle lingue vocali. Per indicare che un'azione è
avvenuta nel passato ed è terminata, si usa aggiungere al segno del
verbo il segno 'fatto' ad esempio 'bere + fatto' è uguale a bevuto.
In generale esiste una linea del tempo convenzionale che va dalla
spalla dell'insegnante verso l'interlocutore; la collocazione del
segno in punti diversi di questa linea indica la maggiore vicinanza o
lontananza nel tempo dell'azione espressa dal verbo.
Come nel caso di alcune lingue vocali, nella LIS non esistono gli
ARTICOLI e il verbo 'essere' come ausiliare. Non esistono, inoltre,
segni specifici per le PREPOSIZIONI che sono espresse in altri modi.

Passando alla sintassi, per esprimere una frase interrogativa vengono
utilizzate particolari espressioni facciali e movimenti del corpo:
sollevamento delle sopracciglia e spostamento della testa e delle
spalle in avanti.

Francesco Cardile

lunedì 20 luglio 2009

Scontro tra formiche...

Vari tipi di formiche...

La maggioranza delle formiche è attera, senza ali e i soli a possederle sono individui (maschi e regine).Le antenne hanno una forma tipica a "gomito".Le formiche si difendono mordendo o pungendo, oppure irrorando acido formico, letale per molti piccoli insetti. La capacità che hanno le formiche di collaborare tra di loro è straordinaria. In un formicaio i vari individui collaborano con mansioni specializzate che vanno dalla difesa del nido, alla raccolta di cibo da immagazzinare per lo sviluppo delle larve, ed è interessante constatare che quando ci sono nella colonia formiche di diverse dimensioni e caratteristiche ,le formiche si dividono i compiti secondo le loro particolarità .La maggior parte delle formiche è di colore rosso-marrone fino al nero, ma ne esistono anche di gialle e verdi.

giovedì 16 luglio 2009

FORMICA TAGLIA FOGLIE

LE FORMICHE

Le formiche sono apparse sulla terra tra 130 e 166 milioni di anni fa, Esistono almeno 12.000 specie di formiche, classificate in circa 300 generi e 21 sottofamiglie. Come gli altri insetti, le formiche hanno il corpo diviso in capo, torace e addome. Hanno sei zampe, apparato boccale masticatore con robuste mandibole e antenne genicolate.
Il colore più tipico delle formiche è nero, ma ve ne sono molte che variano dal rosso al arancione. Le antenne sono costituite da una parte basale, costituita dallo scapo e dal pedicello, ed una flessibile, detta funicolo, costituita da una serie di segmenti il cui numero varia a seconda delle specie.
Le formiche sono, insieme alle api, i più noti fra gli insetti sociali. La loro organizzazione è ben nota e molto efficiente. La struttura delle colonie e la loro organizzazione sociale può variare da specie a specie.
Le formiche sono insetti "sociali", nel senso che vivono riuniti in società ove ogni individuo lavora in funzione del benessere della comunità. La vastità della famiglia e la diversità di costumi delle numerosissime specie fanno sì che nessun altro gruppo di insetti sociali abbia altrettanta varietà di modalità di vita e di forme sociali. Le formiche possono essere onnivore, frugivore o carnivore.

lunedì 29 giugno 2009

Questi 2 video sulle formiche africane,ci mostrano la vera potenza e la vera forza distruttiva di questi piccoli insetti.Svolgono un unico obiettivo collettivo,ovvero difendere la propia colonia,ma sopratutto la loro regina.Il loro lavoro nn è equiparabile con nessuna altra specie,per questo vengono definiti come L'ESERCITO più forte al mondo...Guardare per credere....